Storia archeologica del territorio pratese
a cura del Prof. Andrea Donnini
 Dalla nascita del pianeta Terra all'Età della Pietra
|
Dalla nascita del pianeta Terra all'Età della Pietra
La formazione del pianeta Terra, della sua crosta terrestre e dei suoi oceani, come pure le conseguenze delle forze coinvolte nella teoria della tettonica a placche e la deriva dei continenti, così come vengono universalmente accettate, coinvolgono, naturalmente, anche la preistoria pratese, in quanto, è risaputo, anche Prato è posizionata sul pianeta Terra. Lo stesso potremmo dire per i grandi cicli orogenetici prepaleozoici (ricordiamo che per orogenesi si intende il sorgere delle catene montuose) e per i successivi cicli orogenetici carboniano, ercinico, cimmeriano. È indubbio, però, che in particolar modo siamo interessati alla orogenesi alpina la quale, iniziata circa 140 milioni di anni fa, è tuttora in corso e coinvolge direttamente l'Appennino.
Va qui sottolineato che il termine "Appennino" per la geologia e la geografia ha due significati diversi. Geograficamente si intende la catena montuosa che costituisce lo spartiacque della penisola. In senso geologico, invece, Appennino è tutta la fascia corrugata a cui appartiene la catena, quindi tutta l'Italia peninsulare è Appennino (tranne il monte Conero, presso Ancona, e la zona del Tavoliere delle Puglie).
La struttura dell'Appennino settentrionale, nel quale ricade il territorio pratese, è una struttura a falde nella quale si sovrappongono unità stratigrafiche di età simile, ma sovrapposte meccanicamente fra loro. Il territorio pratese (ma il discorso vale a grandi linee per tutta la Toscana) come lo vediamo adesso, è venuto modellandosi nel periodo dell'era Cenozoica chiamato Pliocene (da circa 5 milioni a circa 2 milioni di anni fa). In quell'epoca soltanto una porzione dell'attuale Toscana era già emersa dal mare, che arrivava a lambire il Montalbano fino ai pressi dell'attuale Montelupo. Ancora durante il Pliocene, grazie a sollevamenti orogenetici del fondo marino si arrivò ad avere quasi l'intera Toscana emersa. Il sollevamento non uniforme del suolo, ostacolando il flusso dei corsi d'acqua, dette luogo alla formazione di grandi laghi lungo l'asse della catena appenninica; ricordiamo, fra gli altri, il lago del Casentino, il lago del Mugello, il lago della Val di Chiana.
Un grande lago si formò anche nella vasta piana pratese: il lago di Prato-Pistoia-Firenze. Quest'ultimo si formò a cavallo fra i periodi Pliocene e Pleistocene e, a causa dell'erosione della stretta della Gonfolina e della deposizione del materiale fluviale, si riempì di sedimenti e si svuotò dell'acqua. Il tutto durante il livello geologico conosciuto come Villafranchiano, quindi già circa 700.000 anni fa il lago non c'era più e al suo posto si ebbe una pianura corrispondente circa all'attuale. Quando l'uomo apparve in Toscana il lago era già scomparso da centinaia di migliaia di anni. Con la comparsa dell'uomo nel nostro territorio si incontrano anche le più antiche testimonianze che ci ha lasciato della sua presenza. Queste testimonianze sono fonte di interesse e materiale di studio per archeologi, paleontologi, paletnologi.
L'interesse per l'archeologia a Prato, benché vanti una grande tradizione con predecessori illustri e ritrovamenti "precoci", soltanto adesso si sta avviando ad una organicità di ricerca su base scientifica. Se, infatti, i primi ritrovamenti certi (di cui ci rimanga traccia nelle pubblicazioni di cronache, giornali e riviste dell'epoca) sono da far risalire ai primi del 1700, tuttavia le continue recenti emergenze di siti archeologici in varie località del territorio comunale di Prato, confermano quanto ancora siamo lontani dal possedere un quadro anche solo indicativo della Prato preistorica e protostorica.
Cercheremo comunque, sulla base dei ritrovamenti avvenuti negli anni a Prato, di tracciare un percorso riassuntivo, senza la pretesa di essere esaurienti ed esaustivi.
I più antichi manufatti elaborati dall'uomo preistorico che sono giunti fino a noi, furono realizzati usando come materia prima la pietra, perciò quel periodo viene chiamato età della pietra. Col passare dei millenni le tecniche di realizzazione andarono affinandosi e gli strumenti ottenuti divennero più maneggevoli ed ottimali. Dal grado di evoluzione degli strumenti ritrovati, gli studiosi hanno suddiviso l'età della pietra nei periodi, dal più antico al più recente: Paleolitico (dalle origini a circa 10.000 anni a.C.); Mesolitico (da circa il 10.000 a.C. fino a circa 5.000 anni a.C.); Neolitico (da circa 5.000 anni a.C. a circa 2000 a.C.); ognuno di essi suddiviso a sua volta in altri sottoperiodi.
A Prato sono state ritrovate moltissime testimonianze risalenti all'età della pietra: da Vainella e valle del Bardena si hanno bifacciali e raschiatoi del sottoperiodo del Paleolitico chiamato Acheuleano (che prende il nome dalla località di Saint-Acheul presso Amiens in Francia), reperti databili a circa 200.000/100.000 anni fa. Assai più numerosi e provenienti da varie località del Comune di Prato, compreso il centro storico, sono i ritrovamenti paleolitici, risalenti a circa 40.000 anni fa, del sottoperiodo Musteriano (che prende il nome dalla località di Le Moustier in Dordogna, Francia) nonché ritrovamenti mesolitici e neolitici. Il numero, la tipologia, la varietà, la ricchezza degli strumenti litici indicano la presenza di diversi insediamenti e stanziamenti umani a Prato. Le zone che in seguito saranno occupate dal castello dell'Imperatore, dal rione La Pietà, dai quartieri S. Martino, Galceti, La Macine e altri hanno restituito reperti litici databili dal Paleolitico al Neolitico.
 Una vera e propria industria litica nella quale si può riconoscere un primo elemento di territorialità. Infatti la quasi totalità di questi manufatti è realizzata in diaspro rosso, una roccia che emerge alle pendici del Monte Ferrato di Prato. Quindi i manufatti litici realizzati in diaspro rosso, rinvenuti a Montemurlo, Montale, Carmignano, Calenzano, Sesto Fiorentino, Vaiano, Cantagallo e risalenti a periodi più recenti, sono la testimonianza che questi antichi toscani venivano a Prato a rifornirsi di questo "prezioso" materiale occorrente alla fabbricazione di oggetti di uso quotidiano (raschiatoi, grattatoi, bulini, punte di freccia, ecc.). Per dare una misura della importanza dell'industria litica del diaspro rosso pratese, basti pensare che nella sola Prato sono già documentate varie migliaia di singoli pezzi. Risalenti al Neolitico, cioè il periodo più recente dell'età della pietra, abbiamo a Prato anche testimonianze di frammenti ceramici decorati attribuibili a periodi e stili diversi (stile di Fiorano, Cultura dei vasi a bocca quadrata, Cultura di Diana, ecc.). La presenza di decorazioni in queste ceramiche è segnale di un certo senso estetico anche nei pratesi di allora.
_________________________________________
|