Dall'Età dei Metalli ai Villanoviani

Con il progredire delle conoscenze e l'affinamento delle tecniche, l'uomo preistorico scoprì la duttilità dei metalli fino a verificare che potevano fondere, che allo stato fuso potevano assumere forma diversa dall'originale e poi risolidificare nella forma voluta. Da quel momento in avanti, sono arrivati fino a noi, come testimonianza, anche manufatti di metallo. È così che gli studiosi parlano di una età dei metalli, che succede all'età della pietra. L'uomo si impadronì delle tecniche di lavorazione dei diversi metalli in epoche successive; in base a ciò l'età dei metalli viene suddivisa in: - Età del Rame (da poco prima del 2000 a.C. fino a circa il 1800 a.C.); si ritiene che la scoperta della lavorazione del rame sia avvenuta in Persia e che da qui si sia poi diffusa in Europa. In questo periodo sono ancora comuni utensili in pietra, che però andranno via via scomparendo. - Età del Bronzo (da circa il 1800 a.C. fino a circa il 1000 a.C.). - Età del Ferro (da circa il 1000 a.C. fino ad arrivare ai Greci e agli Etruschi.
I confini temporali tra queste età variano, in parte, da regione a regione. Ciò è dovuto alla più o meno veloce irradiazione delle scoperte; per fare un esempio, si ritiene che gli Hittiti (un popolo indoeuropeo dell'Asia Minore) già nel 1400 a.C. sapessero fondere il ferro, ma che tali tecnologie non arrivassero in Italia se non nel 1000 a.C. circa.
Numerose ed interessanti sono le testimonianze pratesi dell'età dei metalli. Più precisamente, per quanto riguarda l'Età del Rame, abbiamo testimonianze dalla zona di Ponte Petrino, che ha restituito ceramiche con decorazioni a graffito, forme di fusione, crogioli e scorie di rame. Abbiamo anche frammenti ceramici decorati recuperati a Villa Campolmi e Via Curie; inoltre per quanto riguarda la Cultura del Bicchiere Campaniforme (pure questa riconducibile all'Età del Rame) è documentata a Prato con ritrovamenti presso Villa Banchieri, Galcetello, Villa Campolmi, Villa Fiorelli, ecc.
Anche i megaliti (famosi quelli del Mare del Nord) si fanno risalire, circa, all'Età del Rame. Ebbene, sulla Calvana sono state trovate delle strutture che richiamano alla mente una qualche sorta di menhir. Una di queste strutture in particolare, trovata anni fa dai volontari del Gruppo Archeologico Pratese, chiamata affettuosamente "la mimma" assurse ad una certa notorietà all'epoca del rinvenimento. Del senso estetico degli uomini di questi tempi antichi, abbiamo varie testimonianze con disegni geometrici, punteggiature regolari, simboli astratti. Uno di questi, la spirale, è usata frequentemente, da sola o con variazioni (a coppie, a campi, disseminate, ecc.), nei manufatti antichi, sia scolpita sulle pietre che impresse a crudo nelle terrecotte. Questo tema della spirale è documentato a Newgrange (Irlanda) ed a Tarxien (Malta). Ebbene, nel 1975, a quattro metri di profondità, sotto la navata sinistra della Cattedrale di Prato, furono scavate delle lastre in terracotta ornate con motivi spiraliformi. In attesa di un esame di termoluminescenza, per una datazione più precisa, non è azzardato ipotizzare la loro appartenenza all'Età del Rame o alla prima Età del Bronzo. Per quanto riguarda quest'ultima, abbiamo testimonianze e ritrovamenti, a Prato, da numerose località: Podere Murato (La Pietà), Cava Rossa (Figline), La Selvaccia (Rio Buti), Poggio Castiglioni, Cerreto, Filettole, Il Palco, Monte Chiesino, Monte Mezzano, Monte Ferrato, Galceti, S. Martino. Importanti e numerosi i reperti: fusaiole per la filatura, pesi da telaio per la tessitura, vario e numeroso vasellame decorato. Sorprendenti le testimonianze degli abitati: villaggi stabili o "castellieri", capanne, terrazzamenti; importantissima la quota di rinvenimento del fondo di capanna (con pavimento in terra battuta) in località Podere Murato presso La Pietà, giacente a quattro metri sotto il livello di campagna, cioè a quota 63 metri sul livello del mare; notevoli le testimonianze di pareti incannicciate e intonacate provenienti dai resti di quelle capanne.
Da tutto questo emerge che a Prato più di mille anni prima di Cristo viveva una comunità ricca, con capanne che avevano il lusso dell'intonaco, con individui che possedevano vasellame prodotto, decorato e ingentilito da artigiani locali (nelle terrecotte è infatti presente il diallagio, un minerale frequente fra le argille del Monte Ferrato), una popolazione che fila e tesse da sé i tessuti necessari alla bisogna. Ancora: risalenti all'Età del Bronzo (Bronzo antico e medio), sono le così dette "tavolette enigmatiche"; oggetti in ceramica o in pietra, dalla forma quadrangolare allungata, poco spesse e con le facce impresse da punti, linee e altri segni disposti in modo regolare. Queste tavolette si ritrovano dall'Austria alla Romania, alla Slovacchia. Non conosciamo la funzione di questi manufatti (da qui il nome di "enigmatiche"). Allo stato attuale delle conoscenze, soltanto tre tavolette sono state rinvenute a sud dello spartiacque appenninico, una di queste è stata trovata a Filettole di Prato.
Risalenti all'Età del Ferro sono manufatti rinvenuti a Galceti. Da Baciacavallo (40 metri sul livello del mare) abbiamo la restituzione di numerosi frammenti di ceramica villanoviana decorata, ciotole, anse con decorazioni a testa di cerbiatto, attrezzi per la tessitura (un ago in osso, rocchetti di terracotta, ecc.), punte lignee di palafitte, probabilmente di età precedenti, forse riferibili alla cultura terramaricola (termine che deriva dal dialettale "terra mara": terra grassa).
A questo periodo risale anche la società dei Liguri (un popolo iberico, uno dei popoli più importanti dell'Italia primitiva che, presente in Spagna, Francia e forse Inghilterra, aveva ampie propagini in Emilia e Toscana). Anche i Liguri erano presenti sul territorio pratese, come è testimoniato dal rinvenimento di un sepolcreto in località Casa del Piano (Prato) avvenuto nel decennio del 1930. Nella necropoli furono trovate lastre di arenaria posizionate a tegole così da proteggere i cinerari coperti a loro volta da ciotale capovolte a formare urne ovoidali.
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