Storia archeologica del territorio pratese
a cura del Prof. Andrea Donnini
 Dagli Etruschi ai Romani
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Dagli Etruschi ai Romani
Arriviamo così agli Etruschi. Non è questa la sede per sviscerare i dubbi sulle loro origini e le teorie diverse che cercano di spiegarle, possiamo dire che, sulla base dei ritrovamenti, viene generalmente accettata una suddivisione così ripartita:
 periodo Orientalizzante - da circa l'anno 700 a.C. fino a circa il 575 a.C.
 periodo Arcaico - dal 575 a.C. al 450 a.C.
 periodo Classico - dal 450 a.C. al 300 a.C.
 periodo Ellenistico - per gli anni successivi al 300 a.C.
Se si accetta la tesi degli Etruschi come diretti discendenti dei Villanoviani ecco che si tende a riconoscere un periodo etrusco-villanoviano interessante i secoli IX-VIII avanti Cristo, quindi precedente al periodo orientalizzante. I reperti archeologici finora ci hanno permesso di conoscere bene l'aristocrazia degli Etruschi, ma poco o niente sappiamo di quale fosse il tenore di vita degli uomini liberi e degli schiavi.
Nel periodo della loro massima espansione, gli Etruschi occuparono un vasto territorio che andava dalla Campania alla Lombardia, dalla Romagna alla Liguria. Quindi Prato di allora si trovava al centro dei loro domini. È da tenere presente che la diffusione dei commerci etruschi interessò un'area geografica ancora più vasta. Molte necropoli etrusche sono state ritrovate; molte città, invece, pur segnalate in letteratura aspettano ancora di essere scoperte e di tornare alla luce.
Gli Etruschi nel territorio pratese sono presenti e segnalati un po' ovunque: si va dal cippo di Montemurlo a quello di Settimello, dai frammenti di ceramica a vernice nera trovati a Montepiano, fino ad arrivare alla fortunata serie di importanti ritrovamenti del Montalbano, nei quali ebbero parte importante il dr. Giuseppe Borgioli di Comeana ed il Pratese Giancarlo Guarducci. Gli scavi ufficiali e la successiva istituzione del Museo Archeologico di Artimino dovettero molto sul piano scientifico al dr. Francesco Nicosia, futuro Sovrintendente ed allora ispettore per Prato della Sovrintendenza alle Antichità d'Etruria, e sul piano organizzativo al sindaco di Carmignano, il pratese Guido Lenzi. Per quanto riguarda il territorio del Comune di Prato, notizie certe di ritrovamenti etruschi si hanno già a partire dai primi anni del '700. Una prova della ricchezza dei ritrovamenti di "etruscherie" a Prato è data dal fatto che in questo periodo erano almeno tre le raccolte, i musei archeologici privati presenti in città. Nel dettaglio: il museo del canonico Innocenzo Buonamici, un "antiquarium" dello studioso Giuseppe Bianchini e quello del Conte Giovan Battista Casotti. La gran parte dei reperti che arricchivano queste raccolte, provenivano da Prato e dal suo territorio. Purtroppo tali collezioni sono andate perdute, soltanto due urne cinerarie provenienti dall'agro pratese e appartenenti alla raccolta di Giovan Battista Casotti, sono ancora presenti in città (vedi foto). Di questi anni sono piene le cronache cittadine che, con grande meraviglia, seguivano le fasi di scavo; a partire da quel periodo, con fortune alterne, molte zone sono state interessate da ritrovamenti occasionali e di superficie. Vediamoli nel particolare. Per quanto riguarda il centro storico abbiamo ritrovamenti provenienti da Piazza Duomo, dove nel 1998 è venuta alla luce una stratigrafia ben conservata che presenta, tra le altre cose, anche frammenti laterizi e di ceramica del periodo ellenistico; dal Castello dell'Imperatore, dove scavi dei primi anni del 1970 restituirono frammenti di ceramica nera etrusca; dalla zona dell'ospedale "Misericordia e Dolce", dalla quale durante i lavori degli anni 1960 i volontari del Gruppo Archeologico Pratese recuperarono fortunosamente vari frammenti di vasi a vernice nera (in quel caso si vociferò che il "grosso" delle emergenze venute alla luce avesse già preso il volo per altri lidi); dall'ex giardino Edera presso la Montagnola di via della Stufa, che restituì, nel 1974, un frammento di ceramica grigia etrusca; palazzo Rocchi-Casotti, dove in una parete è venuto fortuitamente alla luce un bassorilievo etrusco con palmetta, probabilmente la porzione basilare di una stele, usata in epoche successive come semplice materiale edile. Per quanto riguarda il territorio del Comune di Prato esterno alla cerchia muraria trecentesca, si hanno segnalazioni di ritrovamenti in varie località. In ordine cronologico: a Pizzidimonte nel 1735 e nel 1739 con descrizioni di vari bronzetti, idoli e statuette, una delle quali (il così detto "Offerente") è oggi al British Museum di Londra; altre segnalazioni settecentesche parlano genericamente di "località" nelle vicinanze di Prato. Del 1848 è un manoscritto autografo di Cesare Guasti che riguarda un notevole ritrovamento di bronzetti etruschi del periodo arcaico dispersi "[...] tra i muratori e i pigionali del contorno [...]", ritrovamento avvenuto tra le fondamenta di "Casa Pieri" a Prato. Oggi sappiamo che almeno due erano le case "Pieri", una dentro la cerchia delle mura medievali e una vicino al Ponte Petrino: a quali di queste località si sarà riferito il Guasti? Secondo alcuni autori la presenza del vocabolo "pigionali" nel manoscritto farebbe supporre che il Guasti facesse riferimento alla casa "Pieri" nel centro storico. Per quanto riguarda il XX secolo si hanno notizie riguardanti molte località e varie tipologie di ritrovamenti: Galceti e Canneto con frammenti di vasi a vernice nera; Baciacavallo, con reperti in ceramica fine decorata e bucchero (VI secolo a.C.); Villa Banchieri, con frammenti di ceramica; e ancora, S. Giorgio a Colonica, Paperino, Pizzidimonte, varie località collinari della Calvana (Casa Bastone, Cavagliano, Poggio Castiglioni); il Palco, che restituì centinaia di frammenti di ciotole, piatti e coppe; Gello, dove pochi anni fa fu rinvenuta una ben conservata protome taurina in bronzo; poi ancora, molte fuseruole e pesi da telaio da varie località, anche prossime al centro storico.
Importantissimi gli ultimi ritrovamenti in ordine di tempo: i già citati frammenti di ceramica sotto il Palazzo Vescovile (perché testimoniano ancora una volta che Prato ha origini e radici ben più antiche di quelle medievali) e la città etrusca nelle zone di Gonfienti e La Macine, perché di vaste proporzioni.
Quest'ultima potrebbe essere Bisenzia, città etrusca segnalata nella letteratura antica, ma mai tornata alla luce; lo indicherebbe il nome del fiume che la costeggia (il Bisenzio). L'ipotesi di Prato diretta continuatrice dell'antica Bisenzia era già presente negli elaborati di umanisti e studiosi passati.
La traccia più evidente della presenza degli antichi romani a Prato è, forse, la centuriazione del territorio (ancora visibile ad uno sguardo allenato). Da questo momento storico si hanno anche documenti scritti che testimoniano il passaggio della via consolare Cassia-Clodia da Prato.
Naturalmente non mancano i reperti: la Cattedrale conserva un frammento di sarcofago romano (riutilizzato sul rovescio, in epoche successive), un capitello corinzio ed un frammento di kyma (una cornice intagliata) anch'esso riutilizzato successivamente. Ancora, dai sotterranei della Cattedrale provengono frammenti di terrecotte romane, sicuramente da ricollegarsi ai reperti romani ritrovati nella stratigrafia dello scavo, datato 1998, sotto il Palazzo Vescovile; scavo che abbiamo ricordato riguardo ai reperti etruschi.
Numerose le testimonianze di ville e fattorie romane nel territorio, alcune già note in antico. Già il canonico Innocenzio Buonamici nella sua "Istoria di Prato", oltre a ricordare i ritrovamenti pratesi di monete, idoli, sigilli, amuleti romani e altro, ricorda il "bagno" romano sopra il convento del Palco. Interessante la segnalazione di un sepolcro a Paperino, con ossa umane e molti vasi lacrimatori in vetro. Le zone del Palco e della Pietà avevano ville che hanno restituito stucchi, marmi, tessere di mosaico. Reperti romani in terracotta si hanno anche da Pizzidimonte (via Amerigo Bresci), Le Lastre, via Pier della Francesca. Resti della struttura di una tomba romana e del suo corredo furono trovati a Prato in Via Montalese; fra questi una ben conservata anfora (adesso nei depositi del Museo Civico, ma dovrebbe tornare esposta al pubblico in tempi brevi). Frammenti di anfore romane (colli, puntali, manici, ecc.) si hanno da S. Ippolito in Piazzanese (Prato), dalla Grotta del Drago (Prato), da Pizzidimonte, dal Podere Murato. Ancora, in fondo alla navata sinistra della chiesa di S. Giusto in Piazzanese è murata una lapide romana con iscrizione mutila. Vi è poi una lunga serie di monete romane, di Augusto, Claudio, Nerone, Domiziano, Tiberio, ecc, di tagli diversi, assi, minimi, antoniani, denari, sesterzi, ecc, provenienti da Prato (Porta al Serraglio, S. Lucia, Iolo, Baciacavallo, Paperino, S. Giusto) e dai dintorni (Signa, Montale).
Vogliamo terminare questa breve esposizione sui reperti antichi restituiti dal territorio pratese ricordandone uno in particolare: recentemente a Baciacavallo è stata ritrovata una tessera mercantile in piombo. Su questa è impresso in latino il nome di "IUSTUS CARINNA", che risulta essere, quindi, il primo pratese di cui si conosca il nome.
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