Storia di Prato dai popoli preistorici ad oggi
a cura di Carlo Paoletti
Dalla preistoria al Pagus Cornus
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Dalla preistoria al Pagus Cornus
Le pagine di Andrea Donnini su "Preistoria e Protostoria a Prato" illustrano significativamente, tramite i reperti citati, quanto sia antica la presenza dell'uomo nel territorio pratese dall'Appennino all'Arno e, anzi, anche nello stesso luogo dell'attuale città, sia nel nucleo storico entro le mura medioevali, sia nei nuovi quartieri esterni. Attraverso millenni, dal periodo del Paleolitico che gli studiosi chiamano Acheuleano (200/100 mila anni fa) e da quello detto Musteriano (40/10 mila anni prima della nostra era ) fu man mano un attuarsi di frequentazioni, di sporadici e poi più stabili insediamenti, di attività lentamente evolutesi per l'avvicendarsi di influenze culturali: da una economia di pura sopravvivenza, basata sulla raccolta di frutti spontanei, e quindi sulla caccia, si passò alla pastorizia e all'agricoltura, affinandosi in parallelo le rudimentali strutture sociali, la cultura materiale, l'intelletto e lo spirito.
Non facile dare un nome alle prime popolazioni del Pratese: si può accennare, per il III millennio avanti Cristo, agli Ibero-Liguri (forse della tribù dei Friniates più che dei Macelli o Mucelli) pastori che segnarono qui per la penisola appenninica la punta meridionale più avanzata di un'emigrazione mossasi dall'area Afro-Iberica, lasciando sepolcreti sul poggio Camerella (Calvana sopra Prato). Seguirono a più riprese, nelle età dei metalli, genti indoeuropee del ceppo italico provenienti da nord-est, i cosiddetti "Villanoviani" (dal giacimento archeologico di Villanova presso Bologna) ai quali si debbono probabilmente idronimi (nomi di corsi d'acqua) come "Bisenzio" e che fin dal VIII secolo a.C. furono sostanzialmente influenzati dalla cultura etrusca.
A quel periodo, coincidente con la fase che gli etruscologi chiamano "orientalizzante", risalgono importanti testimonianze della civiltà dei Rasenna (o Tirreni per i Greci, poi Etruschi o Tusci per i romani) sulle quali si fondarono successive strutture fino all'epoca ellenistica (300 a.C.). L'imponente tomba-tumulo di Montefortini a Comeana sembra infatti essere stata iniziata nel secolo VIII a.C, per essere proseguita nel successivo, come altri importanti resti venuti in luce ad Artimino e Carmignano. Recentissima è la scoperta nella periferia sud orientale di Prato (zone de La Macine e Gonfienti) dei muri e delle strade di una città etrusca, i cui materiali datanti (specialmente terrecotte) sembrano risalire al secolo VI a.C: è però da rilevare che negli immediati dintorni di quell'area (al Ponte Petrino) sono tornati in vista elementi in pietra assegnabili per comparazione al secolo VIII a.C. Il rinvenimento de La Macine e Gonfienti (ancora tutto da esplorare e studiare) pone numerosi, sollecitanti interrogativi sull'espansione settentrionale degli Etruschi e sui processi abitativi della piana che da Prato si estende fino a Pistoia ad ovest e fino a Firenze ad est. Appare evidente la centralità dell'insediamento pratese rispetto al bacino cui sono interessati i fiumi Arno, Bisenzio ed Ombrone; inoltre la sua posizione teneva le chiavi dei valichi appenninici valbisentini (i meno elevati della regione) e mugellani. Non meno intrigante la ricerca sui rapporti fra la "nuova" città (che potrebbe essere la mitica Bisenzia matrice di Prato, tramandata nella memoria collettiva raccolta nel '500 dagli eruditi pratesi) e gli altri insediamenti etruschi della zona, compreso quello (pure scoperto di recente) che fu nel pieno centro dell'odierna città, nell'area del palazzo Vescovile già abitata forse in epoca villanoviana.
La romanizzazione del territorio pratese e delle zone attigue sui due versanti dell'Appennino, attuatasi nel secolo II a.C. con vittorie sui residui nuclei liguri, sui Galli della Padania e sugli Etruschi settentrionali, ebbe per il bacino Arno-Bisenzio-Ombrone conseguenze epocali. Alla naturale centralità di "Bisenzia" ("città" a quel tempo probabilmente già scomparsa) Roma, nell'ambito della sua vasta politica di dominio, sostituì due poli posti alle estremità occidentali ed orientali, fondando così Pistoria (Pistoia) e Florentia (Firenze) che per posizione geografica meglio si raccordavano con altre località già di dominio romano (Lucca, Arezzo). Da quel tempo e per tutto il periodo dell'impero di Roma, dell'organizzazione cristiana delle diocesi, delle prime invasioni germaniche, della restaurazione bizantina e dell'arrivo di Longobardi e Franchi, a quei due poli fecero maggior riferimento le vicende locali o perlomeno i documenti scritti oggi a noi noti.
Ma in realtà l'influsso dei poli suddetti non riuscì ad impedire che al centro della pianura permanesse una capacità di sviluppo suo proprio, pegno di future influenze sui destini di tutta l'area. Con la "centuriazione" romana di parte del territorio (cioè con la divisione del terreno in unità poderali concesse in proprietà agli ex-soldati pensionati) si formò una rete di insediamenti rurali poi talvolta trasformatisi in casali e villaggi, quindi - in epoca cristiana - in parrocchie e pievi battesimali (per i centri più importanti). Numerosissimi sono nella zona pratese i luoghi abitati il cui nome presenta il suffisso prediale "anu", cioè "possesso di": esempio "Caianum", proprietà di Caio. Così è per i centri poi cresciuti nel Medioevo e in età moderna fino a divenire capoluoghi di comune: Calenzano, Carmignano, Vaiano (ma sono romani anche Quarrata: da Quadrata - ed Agliana: da Hellana); così per frazioni importanti (Galciana, Grignano, Tobbiana, Seano ecc.) ed anche località minuscole decollate solo recentemente (ad esempio Reggiana) o tali rimaste (Robbiana ecc.).
Particolarmente densa di luoghi sufficientemente abitati - e quindi di piccoli centri o "pagi" romani poi sedi di pievi battesimali cristiane (almeno dal VI-VII secolo d.C.) - era la zona più centrale della piana fra lo sbocco del Bisenzio e il corso dell'Ombrone, sul confine fra le diocesi di Firenze e di Pistoia (e forse per qualche tempo di Lucca). Vi troviamo infatti le pievi di Colonica, San Giusto, Jolo, Sant'Ippolito in Piazzanese, San Paolo e - last but not least - Santo Stefano al Cornio, l'odierna Cattedrale di Prato.
L'esistenza di quest'ultima chiesa prova a posteriori la realtà di un romano "pagus Cornus" oggi confermata dai reperti trovati nel sottosuolo di palazzo vescovile nella centralissima piazza del Duomo: reperti non solo romani ma anche etruschi, che idealmente possono collegarsi al centro tirreno recentemente scoperto nella periferia cittadina est.
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