Storia di Prato dai popoli preistorici ad oggi
a cura di Carlo Paoletti
 Dal dopoguerra ai giorni nostri
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Dal dopoguerra ai giorni nostri
Rapidissimo, un autentico capolavoro di ingegnosità e fantasia, fu il decollo post-bellico delle industrie pratesi ormai sempre più orientate al tessuto, pur non mancando altre attività tradizionali nei settori artigianato artistico, alimentari, laterizi e ceramica, prodotti chimici per uso domestico; notevoli il progresso della metalmeccanica per la produzione di macchine tessili e il precoce affermarsi del nuovo settore della plastica. Riprese con forza l'azione dei sindacati (prima unitari, poi frazionati in CGIL, CISL, UIL, ecc.), che dovettero fronteggiare le immancabili crisi di crescita del sistema (ad esempio lo smantellamento delle tessiture nei grandi lanifici e la conseguente nascita di microimprese artigiane) e seppero assicurare ai lavoratori - per quei tempi - migliori condizioni salariali e sociali, con particolari innovazioni contrattuali per l'area pratese.
La città, culla dell'iniziativa privata più individualistica, punterà tuttavia politicamente a sinistra, verso le formazioni dette "di massa", dandosi amministrazioni social-comuniste (coi sindaci succedutisi dal 1944 ad oggi: Dino Saccenti, Alfredo Menichetti, Roberto Giovannini, Giorgio Vestri, Goffredo Lohengrin Landini, Alessandro Lucarini, Claudio Martini, Fabrizio Mattei, tutti PCI-PDS-DS). Ma anche senatori democristiani nel vasto collegio elettorale pratese, esteso per anni a comprendere i mandamenti di Empoli e Castelfiorentino (pratesi DC eletti furono Guido Bisori e Mario Santi). Alla Camera dei Deputati andranno invece da Prato i già citati sindaci Saccenti, Vestri, Giovannini e - sempre per il PCI - Rosanna Minozzi, Bruno Niccoli, Morena Pagliai, Mauro Vannoni, Silvano Gori (Ulivo); per la DC Luigi Caiazza, più recentemente (1994) Umberto Cecchi di Forza Italia. Negli anni '90 nei Comuni del Pratese e nella stessa Provincia si affermano giunte di centro-sinistra aperte anche a Popolari, Verdi ecc. Iniziativa privata, quindi, ma anche attenzione al sociale, come provava del resto il fervore del volontariato nelle istituzioni di pronto soccorso antiche o più recenti (Misericordia, Pubblica Assistenza "L'Avvenire", Croce d'Oro, cattoliche e laiche, con sedi diffuse nel territorio da Capalle e Calenzano a Montale, da Seano a Montepiano). E lo ribadiva il vivace associazionismo espresso in tutti i campi, dall'assistenza alla tutela dei diritti, dal canto corale allo sport, dalla musica al teatro ed al dibattito artistico, letterario, scientifico.
Perché non si deve dimenticare che la "Manchester della Toscana" (la definizione ottocentesca è di Emanuele Repetti, op. cit.) la "città dalle cento ciminiere", malgrado certa retorica produttivistica e le distorsioni mentali di invidiosi vicini, non trascurò mai completamente le arti, le lettere, la cultura, dando uomini e donne emergenti in ogni disciplina, dotandosi di monumenti contemporanei, di collezioni, di istituzioni specialistiche e/o divulgative. Lo stesso può dirsi per i Comuni del territorio. In realtà la tipica "concretezza" pratese, notata già ai primi del '900, non significava estraneità ai valori intellettuali, estetici e spirituali; era piuttosto reazione a certa melensaggine pseudo-culturale svenevole e toscanevole, quasi un parallelo alla polemica del Futurismo contro il "chiaro di luna".
Il primo censimento post-bellico della popolazione (4 novembre 1951) dava per Prato queste cifre: città (centro storico e quartieri esterni) 26.208 abitanti; sobborghi 17.596; frazioni e case sparse 33.827, totale del comune 77.631 (nel '49 si era costituito il Comune di Vaiano, con 6281 abitanti). Il 25 maggio 1959 nacque Enrica Umiltà Risaliti, la festeggiatissima "signorina Centomila": a tanti assommavano ormai i cittadini di Prato. Questi numeri sono sufficienti a sintetizzare la crescita della città in meno di otto anni: crescita demografica, ma naturalmente anche urbanistica ed economica (ed era solo una tappa nell'ascesa: al 31 dicembre 1999 gli abitanti saranno 172.473, facendo di Prato il terzo centro urbano dell'Italia Centrale dopo Roma e Firenze). L'ultimo dato disponibile è del 21 novembre 2000, giorno in cui l'anagrafe pratese contava 174.107 abitanti.
Lo sviluppo delle industrie richiamava folle di inurbati dai Comuni del Pratese e poi di immigrati dalla Toscana e dall'Umbria, Emilia Romagna e Veneto; molti dalle regioni del Meridione, soprattutto Puglia, Calabria e Sicilia. L'impatto dei "nuovi cittadini" (cittadini-lavoratori) fu accolto molto meglio che in altre realtà, poiché sostanzialmente si capivano la loro dignità e il loro apporto alla crescita comune. Quartieri nuovi e borgate, zone industriali e di "mixitè" casa-e-lavoro sorgevano anche travalicando le regole urbanistiche. Altri "nuovi cittadini" si stanziarono nei Comuni del territorio (ad esempio Montemurlo, dove si trasferivano anche pratesi di città); perché l'industria di Prato, dai primi anni '60, prese ad espandersi non solo nella tradizionale Val di Bisenzio, ma anche in pianura, a Calenzano, Campi Bisenzio, Signa, Carmignano, Quarrata, Agliana, Montemurlo, Montale, tutti Comuni che a più riprese verranno riuniti a Prato in comprensori o distretti industriali (aspirava a partecipare anche Castiglione dei Pepoli, ma essendo ancora in Emilia Romagna non gli fu possibile).
È comprensibile come ad una tale entità sociale ed economica, vitale per l'intera Toscana e forse la maggiore realtà produttiva nata per sola virtù propria a sud dell'Appennino, fossero necessari uffici e servizi almeno di livello provinciale. Riprendendo l'antica battaglia di Alighiero Ceri e della Pro Prato, nacque nel 1954 il Comitato d'iniziativa per la costituzione della Provincia di Prato, istituita infine nel 1992, anche se ridotta territorialmente rispetto al progetto originario e addirittura al Circondario 1925-27, che comprendeva anche Calenzano e Tizzana-Quarrata. Ma di ciò tratta più estesamente in altre pagine Lorenzo Caciolli, dando anche ragione del formarsi dell'attuale Comitato Provinciale Area Pratese. La Provincia di Prato, pur nella sua giovinezza, ha dato un fondamentale contributo allo sviluppo di tutto il territorio pratese realizzando attività di vario genere: per il lavoro, con una particolare attenzione ai giovani e alla formazione professionale; opere pubbliche di notevole importanza; restauro di edifici storico-monumentali; valorizzazione e promozione dei patrimoni artistici, ambientali ed eno-gastronomici di tutti i Comuni della Provincia, dando così un forte impulso al turismo di tutta l'area. La consapevolezza che tutto ciò non sarebbe stato possibile realizzarlo con la provincia a cui appartenevamo rende ancora più forte e maggiormente fondata l'opinione di chi riteneva necessaria, oggi più di ieri, l'istituzione della provincia pratese.
Nel febbraio del 2000 il Consiglio provinciale di Prato, con Daniele Mannocci presidente della Provincia, ha deliberato insieme agli omologhi di Firenze e Pistoia (ed ai Consigli comunali dei tre capoluoghi) un'intesa fra le tre province circa le strategie di governo dell'Area Vasta, sui due fronti della pianificazione territoriale e della programmazione socio-economica, con assoluta esclusione di enti sovraordinati e ciò a tutela delle esistenti autonomie previste dalla Costituzione repubblicana (di recente proprio Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica, ha richiamato le Regioni al rispetto pieno delle facoltà degli enti locali, Comuni e Province). Ricevendo il 2 marzo 2000 una delegazione del Comitato Provinciale Area Pratese, Mannocci assicurava che la Provincia si impegnava affinché la Regione Toscana specificasse - delineando i confini - che quella nascente dai suddetti accordi era l'Area Metropolitana Firenze-Prato-Pistoia e non impropriamente e riduttivamente "fiorentina".
Collaborare con le città vicine e con gli altri Comuni del territorio è infatti giusto per Prato, per ciò che riguarda trasporti e comunicazioni, approvvigionamento idrico, smaltimento rifiuti, difesa dell'ambiente e fruizione - in parti giuste - di sovvenzioni nazionali ed europee; collaborare naturalmente con reciproco rispetto ed equità, nell'autentico interesse di tutti. Ma che Firenze sia o possa essere la "metropoli" di Prato è da levarsi di mente; già il tentativo di "sobborghizzare" Prato fu rintuzzato negli anni '60-'70 col fallimento del famoso PIF (Piano Intercomunale Fiorentino). Alberto Arbasino, il noto scrittore, nello spiritoso pamphlet "Le due orfanelle" - Venezia e Firenze - scriveva allora che Prato poteva essere forse un sobborgo, ma un "sobborgo culturale" (erano i tempi d'oro del Metastasio, di Ronconi ecc.). Anche ogni presunzione storica è oggi ormai caduta con la scoperta - quando si dice il caso! - delle mura e della città etrusca pratese del VI secolo avanti Cristo, fra l'altro con tanto di strumenti dell'antichissima tecnologia tessile.
Questa sì che è una "immagine" per la città del Bisenzio, senza bisogno di andare a mendicare briciole di prestigio dall'altrui superbia, bensì di far valere in modo adeguato la sua lunga, complessa storia che dovremmo tutti far conoscere meglio a tutti, immigrati stranieri e certi notabili compresi, appunto come prezioso tesoro comune al servizio della collettività. In questa sua maggiore consapevolezza Prato deve trovare tenacia ed entusiasmo per mantenere la propria individualità, evitando il rischio di degradarsi a sacca periferica di sottosviluppo socio-culturale, con inevitabile declino anche economico (ricordiamoci che è la città ad aver creato l'industria, non viceversa e che le radici hanno sempre importanza). Dall'auspicabile rafforzata autocoscienza Prato - valido mixage d'iniziativa singola e dimensione collettiva - saprà trarre energie per la sfida che la vedrà certamente schierata contro globalizzazioni selvagge; mentre con la prospettiva di un suo ipotizzabile impegno in questo senso, potrà anche dedicarsi a risolvere propri specifici problemi socio-economici, urbanistico-architettonico-ambientali e culturali. Applicarsi ad ampliare orizzonti produttivi ed occupazionali, a superare, per la sua gente d'ogni origine, crisi di appartenenza e identità. Per essere insomma una città (e una provincia) "completa", come diceva negli anni '90 Claudio Martini, allora sindaco di Prato ed oggi presidente della Regione Toscana.
E nutrire "grandi ambizioni", come afferma adesso Fabrizio Mattei, attuale sindaco della città del Bisenzio. Ambizioni - s'intende - di libertà nell'autonomia, di creatività e partecipazione, di progresso e civile sviluppo per tutti; in un mondo alla ricerca di nuovi valori, dove la vocazione polimorfa e policentrica dell'Area Pratese, esaltando la virtualità dei singoli Comuni e del loro insieme, possa esprimere originali, autonomi contributi d'idee e di opere, su scala sempre più ampia, al di fuori d'ogni irragionevole, restrittiva costrizione.
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