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Origini e storia delle corporazioni artigiane
Le condizioni geografiche e sociali agevolarono il rapido concentrarsi della popolazione nel centro murato intorno al Castello feudale e nell'attiguo Borgo al Cornio, erede dell'originario centro etrusco-romano. La più vasta cerchia di mura che formò la Prato dell'età comunale accolse una folta schiera di artigiani organizzati.
Fino dal 1142 sono ricordati per il Comune i Consoli, il Podestà appare nel 1193; e siamo certi dell'affermarsi di forme associative nel più lontano periodo finché un documento del 21 dicembre 1246 ricorda accanto al Podestà i Rettori delle Arti. Nel 1252 il Consiglio generale è costituito con la presenza dei Rettori delle Arti detti anche Consoli, ad indicare la loro valida ed attiva partecipazione al potere.
Una più strutturata attività si avverte quando nel 1267 il Consiglio del Popolo appare formato dai Rettori o Consoli e dai Procuratori delle Arti; il carattere popolare del regime comunale, si manifestava così nella rappresentanza delle organizzazioni di mestiere, egli artigiani erano chiamati a sostenere con la loro forza l'autorità di altre magistrature.
Dopo i turbolenti eventi dal 1271 al 1278, le Arti hanno una larga parte nella trasformazione costituzionale del 1279 e con il provvedimento del 5 novembre 1294 i Rettori delle Arti rientrano negli organi consultivi del Comune. Tutto il movimento artigiano entra così nella fase associativa più organica e più vincolante, poiché nessuna forza economica o sociale poteva sottrarsi a quello schema.
Lo Statuto Comunale proibiva infatti il diritto di associazione soltanto ai salariati agricoli e ai lavoratori generici, con eccezione dei Veronesi e Lombardi (così erano chiamati tutti quelli che provenivano da oltre gli Appennini) che in Prato lavoravano la lana o di tintoria, ai quali il Comune aveva concesso privilegi nel 1243 con esenzione da ogni dazio, gravezza o prestito forzoso.
Le fonti documentarie confermano l'importanza del movimento artigiano che nel 1270 contava le seguenti corporazioni: barbieri con 22 unità; calzolai con 69 unità; fabbri 51; orefici 60; gualchierai; fornai e panettieri; arte del lino e commercianti di accia 13; lanaioli 110; beccai e vinai 26; legnaioli; arte della pietra; tavernieri 44; pizzicagnoli e merciai 15; sarti e stracciaioli 70; speziali 19.
Le Arti nel Cinquecento
Illustrando gli Ordinamenti comunali del 1505 uno studioso riferendosi alle Corporazioni delle Arti scriveva:
Esse sono sedici: Giudici e Notai, Lanaioli, Cambiatori, Rigattieri o Mercanti di ritagli, Medici Speziali e Merciai, Beccai, Fabbri, Caciaioli o Pizzicagnoli, Vinattieri, Sarti, Fornai, Panettieri, Barbieri, Legnaioli, Maestri della pietra.
Trattasi come si vede di una organizzazione diversa da quella fiorentina: mancano molte delle Arti esistenti a Firenze, mentre ne esistono altre che a Firenze non vi sono; manca inoltre a quanto sembra la distinzione tra Arti Maggiori e Arti Minori. Tutte le nostre Arti sono del resto completamente indipendenti da quelle fiorentine, come energicamente protesta lo Statuto.
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