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Le Arti Pratesi
a cura di Aldo Petri
 Le Arti
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Le Arti 
Arte della Lana 
A questa Arte spetta il primo posto; basti pensare che quando dal 1317 al 1356 furono eseguiti i lavori di ingrandimento e decorazione dell'antica pieve, affidati a Giovanni Pisano, troviamo l'insegna dell'Arte della Lana sulla porta di fianco e sulla grande volta della crociera, a comprovare come quegli artigiani fossero preposti alla direzione di così eccezionale opera. Nel pieno rigoglio lo Statuto, o Breve, era stato presentato nel 1298 alla approvazione del Podestà o del Capitano del Popolo, da parte dei Consoli. La più importante delle Arti aveva al suo vertice due e poi ben quattro Consoli, ai quali spesso il Comune demandava importanti funzioni di utilità pubblica, ed attingeva i suoi più qualificati rappresentanti. Vogliamo sottolineare come nella rubrica XXVI dello Statuto era sanzionata la festività del pomeriggio del sabato, e tale prescrizione era strettamente osservata dagli artigiani medievali.
Arte dei Calzolai 
Il Breve dell'Arte dei Calzolai, composto nel 1347 in un codice membranaceo, consta di 85 carte che contengono i nomi dei matricolati dell'Arte per i quattro quartieri, e le riforme dal 25 giugno 1365 al 24 ottobre 1762. Nelle prime sei carte stanno i XXXV capitoli con la prima I iniziale miniata e portante nel corpo lo stemma dell'Arte, che è uno stivale con la gamba fino a mezza coscia. Gli artigiani si riunivano nella Compagnia degli Innocenti; la loro Compagnia era intitolata a San Paolo e più tardi ai Santi Filippo e Jacopo. La chiesa dove si radunavano fu poi quella di San Giovanni Rotondo sulla piazza della Pieve. Più tardi i santi protettori furono Crespino e Crespiniano. Dal 1689 la corporazione si trasformò in quella compagnia laicale durata fino alla soppressione granducale e ospitata nella Chiesa di San Pier Forelli dove il pittore Alessandro Franchi effigiò i patroni dell'Arte.
Arte dei Legnaioli 
Era questa una delle Arti Minori e lontana dalla potenza politica ed economica di altre corporazioni; dei maestri del legname si trovano in alcune rubriche dell'antico Statuto comunale cenni notevoli intorno alle mansioni loro affidate per utile pubblico. A fianco dei quattro provveditori alle strade, il Podestà poneva un legnaiolo e un maestro di pietra, perché portassero a quei magistrati il loro consiglio e la loro perizia e con essi vigilassero sulla costruzione degli edifici privati e sul buon mantenimento delle vie. Se le case erano minacciate dalle fiamme, tutti i legnaioli dovevano accorrere col loro banderario sul posto dell'incendio e prestare l'aiuto più efficace che potevano. A chi mancasse il Potestà imponeva una multa di cento soldi se era uno dei banderari o capi, di sessanta ai semplici artigiani. Per l'opera di spegnimento il Comune pagava cinque soldi a persona. Così i lavoranti del legno ebbero nel `200 una propria organizzazione, giacché l'obbligo che lo Statuto imponeva loro di prestare aiuto in caso d'incendio, chiamando responsabile del loro intervento il banderario, suppone l'esistenza di un vincolo consociativo oltre quello artigiano. La figura del maestro di legname tramandata da questi cenni compensa in parte la perdita di più ampie notizie. L'artigiano che lascia la bottega per correre dove le fiamme mettono in pericolo vite e averi, è un esempio di virtù civili tale da illuminare anche i giorni tormentosi delle fazioni. Dove l'Arte avesse sede in antico non è noto; lo Statuto è rogato in Porta Tiezi, forse nel locale che raccoglieva la Corporazione, ma nel 1687 la troviamo adunata nella chiesa di S. Ambrogio sul Mercatale e nel 1690 nelle stanze dello Spedale Vecchio, cioè dello Spedale del Dolce, davanti alla Madonna del Giglio. L'anno di poi invece è ospite della Compagnia della Crocetta, la quale aveva asilo presso la moderna Via del Ceppo Vecchio e dal 1707 fino alla sua soppressione nella casa del parroco di San Tommaso alla Cannuccia, in Via Pallacorda, al quale, in ricompensa dello scomodo che gli artigiani gli recavano per le tornate, si dava una libbra di cera bianca e un pane benedetto. Come dice lo Statuto, suo protettore era San Paolo apostolo; ma nella riforma fatta nell'anno 1634 si assunse il patrocinio di San Giuseppe.

Arte dei Fabbri 
Comprendeva anche i Lanciai, Lucernai, Ramai e altri artigiani affini; vi si iscrissero anche i Maniscalchi. Protettore dell'Arte era San Lo, o San Alò, alla francese (San Igidio); la sua festa ricorreva il 25 giugno nella Compagnia di San Noveri e di San Bartolommeo presso il Convento del Carmine.
Arte dei Pizzicagnoli 
Il 26 dicembre 1531 gli artigiani della corporazione dei pizzicagnoli di adunarono in numero di sessanta nella casa di Stefano di Jacopo Saccaridi detto Tomotomberli, in San Fabiano, e dopo aver pranzato elessero quattro di loro a riformare gli statuti. Ne facevano parte anche i venditori di civaie, vasellami, vetri, erbaggi, sale, carbone, i pesciaioli e i pollaioli.
Arte dei Beccai 
Lo storico Cesare Guasti illustrando il sigillo dell'Arte dei Beccai ci insegna che l'Arte aveva a suo simbolo l'irco o becco e con tale segno venivano marcate le bestie da macellare. L'Arte aveva due Consoli. Per entrata si pagavano lire cinque, e lire uno se figlio di un beccaio; non si doveva tenere il lume nella bottega ad evitare le frodi, e osservare tante altre disposizioni.
Arte della Pietra 
Lo storico Cesare Guasti illustrando il sigillo dell'Arte dei Beccai ci insegna che l'Arte aveva a suo simbolo l'irco o becco e con tale segno venivano marcate le bestie da macellare. L'Arte aveva due Consoli. Per entrata si pagavano lire cinque, e lire uno se figlio di un beccaio; non si doveva tenere il lume nella bottega ad evitare le frodi, e osservare tante altre disposizioni.
Arte dei Giudici e Notari 
Il breve è del 1332, con la matricola degli associati, e i segni dei Notari di Prato e del suo distretto; il proemio ha un bel fregio a fogliami e figure con lo stemma. Si adunava nella chiesa di San Donato.
Le Arti nel Cinquecento
Illustrando gli Ordinamenti comunali del 1505 uno studioso riferendosi alle Corporazioni delle Arti scriveva:
Esse sono sedici: Giudici e Notai, Lanaioli, Cambiatori, Rigattieri o Mercanti di ritagli, Medici Speziali e Merciai, Beccai, Fabbri, Caciaioli o Pizzicagnoli, Vinattieri, Sarti, Fornai, Panettieri, Barbieri, Legnaioli, Maestri della pietra.
Trattasi come si vede di una organizzazione diversa da quella fiorentina: mancano molte delle Arti esistenti a Firenze, mentre ne esistono altre che a Firenze non vi sono; manca inoltre a quanto sembra la distinzione tra Arti Maggiori e Arti Minori. Tutte le nostre Arti sono del resto completamente indipendenti da quelle fiorentine, come energicamente protesta lo Statuto.
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