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Arti e artigianato nell'Ottocento
L'artigianato pratese fiorisce nuovamente intorno al 1800 per lo zelante ed amorevole magistero della Scuola di Disegno istituita ai primi del secolo, e riprende, dopo più di un secolo di oscuramento, la lunga tradizione degli operosi maestri, che avevano raggentilito con squisiti lavori le dimore, umili o fastose, dei cittadini del Trecento, del Quattrocento e del Cinquecento.
Dalla cattedra del maestro comunale di disegno, su cui sedettero pittori di buon ingegno, si snoda una schiera di attenti discepoli che ravviveranno le dissanguate botteghe artigiane, portandovi di nuovo il gusto del bello e del buono, e l'amore alla ricerca di nuovi elementi decorativi.
Così la lavorazione del legno prenderà carattere d'arte e originalità di invenzione pur ispirandosi ai tipi più noti del gotico e del Rinascimento; il discepolo sarà poi maestro al compagno di lavoro e guida ai più giovani, ricreando la celebre bottega dei tempi d'oro, dove la discendenza degli artisti si tramandava di generazione in generazione.
Lo stipettaio crea mobili pregiati e ricercati per bellezza, comodità e durata, lo scultore in legno studia gli appropriati motivi di decorazione, il bronzista e il ramaio danno ai metalli forma d'arte, il fabbro rimette in voga il ferro battuto.
Valido incremento all'artigianato recarono le officine artigiane dell'Orfanotrofio Magnolfi, educando maestri e lavoranti nella lavorazione del legno e dei metalli.
Il campo di smercio si allarga prima alla capitale, poi all'Italia, infine oltre i confini. E chissà quanti e quanti lavori usciti dalle mani di quegli artigiani rallegrano le doviziose stanze degli stranieri d'ogni contrada.
La scuola, palestra di preparazione a nobili mestieri, fece rifiorire e vigoreggiare l'artigianato pratese, che diede la grande prova del suo valore nella Mostra mandamentale pratese del 1880, indimenticabile rassegna delle attività artigiane.
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