Storia
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Cantagallo
Storia di Cantagallo
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 Nell'alta valle del Bisenzio, in un ambiente alpestre di grande fascino per il turista, il Comune di Cantagallo si distende a cavallo di una serie di contrafforti trasversali della catena Appenninica. La stratificazione toponomastica testimonia l'antichità di insediamento del territorio: oltre ad Usella, toponimo per il quale vari autori propongono una derivazione etrusca, numerosi sono i luoghi che hanno conservato nomi dalle caratteristiche terminazioni prediali di età romana (Luicciana, Migliana, Campagnana, Gricigliana, Sezzana, Bucignano, ecc.). Il fenomeno ci riconduce all'organizzazione territoriale del passato, nel solco vallivo del Bisenzio vedeva una sorta di collegamento naturale fra la conca pratese e la Val Padana. Nel Medioevo, infatti, una delle principali strade per Bologna ancora transitava per Filettole ed Usella, risalendo la valle del Bisenzio sino al valico di Montepiano. Le prime memorie scritte (XIII secolo) ci parlano di una controversia tra i monaci della vallombrosana Abbazia di Vaiano ed i rappresentanti del Comune rurale di Cantagallo. Fino al XIV secolo il territorio dell'attuale comune fu più volte suddiviso, ma per la maggior parte di quegli anni i Conti Alberti di Prato ne esercitarono il controllo tramite propri vassalli, vendendo poi alcuni castelli al comune di Pistoia. Nel 1400, con l'unione a Luicciana, fu riconosciuta la podesteria, che, oltre all'attuale territorio, comprendeva anche gli abitati di Torri e Treppio. Successivamente la suddetta podesteria fu unita a quella di Montale, mantenendo inizialmente la suddivisione in comuni rurali, rimanendo così zona di confine con il feudo di Vernio.
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Dante, Cerbaia e i "Conti rabbiosi" 
 Si racconta che, in una notte d'inverno del 1285, Dante Alighieri chiedesse inutilmente accoglienza presso la rocca di Cerbaia. Il poeta fu comunque a conoscenza dei delitti e intrighi che segnarono in quegli anni il destino dei conti Alberti da Prato. Un odio feroce, per passioni politiche oltre che per interessi dinastici, portò i fratelli Alessandro, signore di Mangona, e Napoleone, conte di Cerbaia, a uccidersi, nel 1282, innescando una serie di vendette. Nella Divina Commedia Danteli relega strettamente avvinghiati al gelo della Caina, ricordando che "la valle onde Bisenzio si dichina / del padre loro Alberto e di lor fue" ( Inferno, canto XXXII, 55-60). Orso di Napoleone, invece, che ucciso nel 1286 dal cugino Alberto di Alessandro, è posto nell' Antipurgatorio (canto IV, 19-21), e ancor più clemente il poeta si mostra con Canizza da Romano, dalla movimentata vita amorosa (figlia della colta Adelaide degli Alberti che sposò a Cerbaia Ezzelino II, signore di Treviso): dopo lo sterminio della sua famiglia essa si rifugiò a Cerbaia (intorno al 1270, espiando i propri peccati, tanto da guadagnare il Paradiso (canto IX, 13-36).
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