La Villa Medicea "Ambra"
 La Villa medicea di Poggio a Caiano fu fatta edificare da Lorenzo dè Medici e dai suoi eredi su disegno di Giuliano da Sangallo tra il 1845 e il 1520 circa, con una probabile pausa tra il 1495 e il 1513 dovuta all'esilio dei Medici. Essa rimase sempre la residenza estiva dei Medici e, oltre ad ospitare numerose personalità, fu teatro di importanti avvenimenti della loro storia dinastica, come i festeggiamenti per i matrimoni tra Alessandro dè Medici e Margherita d'Austria (1536), Cosimo I ed Eleonora da Toledo(1539), Francesco I e Bianca Cappello già sua amante (1579).
La Villa di Poggio era passaggio obbligato per tutte le nuove spose granducali, che prima di recarsi in città ricevevano qui l'omaggio della nobilita fiorentina: è il caso di Giovanna d'Austria, prima moglie di Francesco I e di Cristina di Lorena, moglie di Ferdinando I. Nella Villa di Poggio, nell'Ottobre 1587, trovarono la morte gli stessi Francesco I e Bianca Cappello, l'una a un giorno di distanza dall'altro, per febbre terzana, anche se la tradizione orale tramandò la diceria che fossero entrambi morti per avvelenamento. La Villa fu la residenza preferita del figlio di Cosimo III, il principe Ferdinando, grande amante delle arti, che ne fece un attivissimo centro culturale.
Alla morte di "Giangastone" (1737), fratello di Ferdinando ed ultimo discendente dei Medici, la Villa passò ai nuovi Granduchi toscani, gli Asburgo-Lorena, che continuarono ad utilizzarla come residenza estiva o come punto di sosta durante i loro viaggi verso Prato o Pistoia.
Con la conquista napoleonica, la Toscana entrò nella sfera di influenza francese, prima come regno d'Etruria e poi come parte dello stesso Impero francese. La Villa subì modifiche interne ed esterne (soprattutto ad opera di Pasquale Poccianti) su iniziativa della reggente Maria Luigia d'Etruria e successivamente di Elisa Baciocchi Buonaparte, sorella di Napoleone, dal 1804 principessa di Lucca e Piombino e dal 1809 granduchessa di Toscana. La Villa di Poggio divenne una delle sue residenze preferite e pare che proprio qui si sia consumata una presunta relazione amorosa tra lei e il celebre violinista Nicolò Paganini, che tenne nel teatro della Villa numerosi concerti. Con la restaurazione proseguirono le riparazioni e i lavori di riordino, lavori che ripresero con la costituzione del Regno d'Italia e l'avvento dei Savoia.
Quando Firenze divenne capitale, Vittorio Emanuele II, amante dei cavalli e della caccia, fece risistemare la Villa: furono costruite nuove scuderie, alcune sale al piano terra vennero ridecorate e il grandioso salone Leone X°, al primo piano, si trasformò in una sala da biliardo. Con Vittorio giunse al Poggio anche la "bella Rosina", ossia Rosa Vercellana, una popolana torinese e amante del re e poi sua moglie morganatica. Testimonianza di questa ennesima storia d'amore che ha avuto come teatro la Villa sono due belle camere da letto, visitabili al primo piano. Nel 1919 l'Amministrazione della Real Casa donò la Villa allo Stato Italiano. La cascina di Poggio a Caiano-Tavola e le scuderie, che con la Villa costituivano un complesso unitario di grande valore architettonico, furono invece cedute, sempre nel primo dopoguerra, all'Opera Nazionale Combattenti e Reduci e successivamente vendute ai privati.
La Villa
La Villa Medicea di Poggio a Caiano è il primo esempio di architettura rinascimentale che fonde la lezione dei classici ( in particolare Vitruvio ) con elementi caratteristici dell'architettura signorile rurale toscana. Evidente la lezione dell'Alberti, a partire dalla scelta del luogo su cui la Villa sorge, fino a giungere alla simmetria e all'armonia delle proporzioni. L'introduzione di una basis villae ( la piattaforma sorretta da archi su cui posa l'edificio) rimanda invece a modelli classici come il tempio di Giove Axur a Terracina. Giuliano da Sangallo che la concepì e seppe fondere sapientemente tali elementi, gettando le basi per una nuova architettura in cui la lezione dei classici viene vivificata dall'apporto di elementi innovativi, senza restare sterile imitazione o riproduzione di modelli dati.
L'esterno della Villa ha mantenuto abbastanza intatto l'originale progetto rinascimentale del Sangallo, se si eccettuano le due scalinate gemelle che conducono al terrazzo, erette nei primi del 1800 in sostituzione di quelle originarie. A progettarle, nel 1807, fu Pasquale Poccianti che ideò "una scala esterna con comodo di transito per le carrozze al coperto". Le scale ricurve da lui disegnate vennero poi realizzate negli anni seguenti da Giuseppe Cacialli, in sostituzione di quelle dal Sangallo, che, a differenza delle attuali, erano diritte e perpendicolari al corpo della Villa. Il corpo dell'edificio è circondato da una terrazza porticata. Alla sommità delle scale si trova una loggia sormontata da un timpano e da una volta a botte finemente decorata a rilievo. Sulla parete destra della loggia si trova un decoro a fresco raffigurante il sacrificio di Lacoonte di Filippino Lippi. Sull'architrave della medesima loggia si trova un fregio di terracotta invetriata (opera attribuita al Sansovino) affigurante allegorie di ispirazione mitologica connesse a Lorenzo e al suo circolo. Si tratta comunque di una copia: l'originale è stato finito di restaurare nel 1986 ed è esposto in una delle sale all'interno della Villa.
L'interno della Villa ha subìto nel corso degli anni diverse trasformazioni che ne hanno modificato l'aspetto originale. Al piano terreno sono visitabili il cosiddetto appartamento di Bianca Cappello (in questi vani è possibile percepire più nitidamente che altrove l'aspetto rinascimentale della Villa), la sala d'ingresso e la sala dei biliardi (rifatte in stile sabaudo quando la Villa divenne residenza estiva di Vittorio Emanuele II) e il settecentesco teatro di corte.
Al primo piano si trova l'ambiente più interessante della Villa: il salone Leone X, posto al centro dell'edificio e terminato intorno al 1513. Secondo il Vasari la decorazione della volta appartiene solo in parte al Sangallo il resto sarebbe opera del Franciabigio e di Cosimo Feltrini. La decorazione pittorica delle pareti (realizzata in due tempi tra il 1519 e il 1582) è opera di Andrea del Sarto, del Pontormo e del Franciabigio (che vi lavorarono nel primo periodo, tra il 1519 e il 1521) e di Alessandro Allori (che vi operò dal 1578 fino al termine). Vi sono rappresentati avvenimenti di storia romana che alludono a fasti di personaggi medicei. In particolare sono raffigurati Giulio Cesare che riceve i tributi dall'Egitto (affresco iniziato da Andrea del Sarto e terminato dall'Allori) e il ritorno di Cicerone dall'esilio (del Franciabigio ma condotto a termine anch'esso dall'Allori). L'Allori eseguì anche altri affreschi: il console Flaminio nel consiglio degli Achei sconvolge la Lega e Siface re di Numidia riceve Scipione, vincitore di Asdrubale in Spagna. Nelle lunette sono raffigurati soggetti mitologici: nella lunetta di destra il giardino delle Esperidi dell'Allori; in quella di sinistra l'allegoria di Vertumno e Pomona, splendido capolavoro del Pontormo restaurato nel 1993.
Sempre al primo piano sono visitabili la sala d'ingresso (con pitture monocrome del primo ottocento, opera di Giuseppe Catani, riproducenti temi celebrativi che si riferiscono alla fondazione della Villa) e la cosiddetta sala da pranzo. Sul soffitto di questa si trova un grande affresco, opera di Antonio Domenico Gabbiani, raffigurante l'opera di pacificazione di Cosimo il Vecchio, padre della patria, il dipinto risale al 1698. Completano il primo piano le già menzionate stanze da letto di Vittorio Emanuele II e della "bella Rosina".
Nel 1807 il Poccianti progettò, oltre alle scale esterne, lo scalone interno che collega il piano terreno ai restanti piani dell'edificio inoltre fu incaricato di alcuni lavori di restauro al piano superiore della Villa.
Edifici adiacenti alla Villa e giardini
Adiacenti alla Villa sono alcune costruzioni come la cappella (dove si trova la Pietà con i SS. Cosimo e Damiano, dipinta nel 1560 da Giorgio Vasari), le cucine (di cui si hanno le prime tracce iconografiche in alcune piante del 1610) e il neoclassico stanzone per le piante (o limonaia) "con annessa conserva d'acqua", opera del Poccianti (1825 circa). A metà del XVI sec. Circa, sotto Cosimo I, Niccolò Tribolo risistemò i giardini e terminò la costruzione delle scuderie (1548), iniziata da Bartolomeo di Giovanni Lippi detto Baccio Bigio. La veduta d'insieme dell'assetto del giardino e delle scuderie dopo l'intervento del Tribolo si ha nella famosa lunetta di Giusto Utens del 1599. Le scuderie, acquistate alla fine degli anni '70 dal Comune di Poggio a Caiano, sono poste subito fuori del muro di cinta della Villa, lungo la strada per Prato.
Di grande interesse sono i giardini che circondano la Villa, ridisegnati dopo il 1811, ma senza seguire del tutto l'originario progetto elaborato dall'ingegnere Giuseppe Manetti, su commissione di Elisa Baciocchi. Tale progetto prevedeva la loro trasformazione in un giardino all'inglese, con la creazione di un laghetto e di tempio dedicato a Diana e con ulteriori interventi in chiave romantica. Attualmente solo la parte dei giardini che si estende oltre la facciata posteriore della Villa, verso l'Ombrone, si presenta come un giardino all'inglese, con viali ombreggiati ed angoli caratteristici. Sul lato destro della Villa essi hanno invece mantenuto l'aspetto di un giardino all'italiana, con una vasca centrale e numerosi vasi di limoni. Il giardino è qui recinto su tre lati e chiuso sul quarto dal già citato stanzone del Poccianti. I giardini sono arricchiti da rare specie vegetali e da alcune statue, come quella in terracotta raffigurante la cattura della ninfa Ambra da parte di Ombrone descritta da Lorenzo dé Medici nel suo poemetto Ambra.
|