Città etrusca di Prato
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Camars e la tomba di Porsenna
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Il 21 settembre 2000 ho avuto la fortuna di poter visitare gli scavi della città etrusca, che si stanno svolgendo a Prato in località Gonfienti, nei luoghi in cui si sta terminando la costruzione dell'Interporto.
Quel giorno si tenne un vertice tra il sindaco di Prato, gli assessori coinvolti per competenza, il presidente dell'ente Interporto, l'ispettore responsabile degli scavi dott.ssa Gabriella Poggesi della sovraintendenza e il sovrintendente ai beni archeologici della Toscana dott. Angelo Bottini.
Vi assicuro che è stata un'esperienza emozionante: un ritrovamento archeologico importantissimo, una scoperta che costringerà gli studiosi a riscrivere la storia dell'Etruria e degli etruschi.
Qui di seguito riporto alcuni brani liberamente tratti da vari articoli pubblicati sulla cronaca di Prato del quotidiano La Nazione.

Prato si scopre più antica di Firenze
Gonfienti regala sorprese ogni giorno che passa e non soltanto per gli archeologi. E l'ultima sorpresa promette di regalare ai pratesi un nuovo orgoglio per la loro città. Gli scavi effettuati riportano alla luce reperti della fine del VI secolo a. C. e dichiarano senza ombra di dubbio che l'origine esclusivamente medievale di Prato ("giovane" rispetto a quella latina di Firenze, che sempre si è detta "figlia" della Faesulae dei romani e sua naturale erede) non è poi così esclusiva. Gli etruschi dai lunghi occhi, viaggiatori e commercianti, tuttavia giunsero a Gonfienti e si insediarono in uno spazio già abitato, fondando una città che pian piano va facendosi riscoprire, in una zona già allora ricca di opportunità.

Una città tuttaltro che piccola
E' una città, neppure troppo piccola per i parametri dell'epoca, anche se a vederla così non si direbbe. Specie quando alle sue spalle si vedono i grandi spazi dell'Interporto. Ma tant'è, questi scavi stanno regalando alla città una storia con la "s" maiuscola, che archeologi e pratesi neppure si sognavano.
L'otto ottobre scorso a Gonfienti sono arrivati due tra i massimi etruscologi del mondo, Donati e Camporeale, a porre una sorta di suggello a questo campo di lavoro nato per caso, che sta continuando a vivere grazie ai finanziamenti di chi - in modo inatteso - lo ha scoperto, ovvero l'Interporto della Toscana Centrale S.p.A. Ma adesso i soldi non bastano più e i lavori da fare sono tanti ancora, senza pensare a quanto costerebbe il tanto sognato parco archeologico dedicato interamente a questo insediamento etrusco. E per questo motivo, insieme a Donati e Camporeale è arrivata l'assessore alla cultura regionale, l'architetto Mariella Zoppi, accompagnata dall'assessore all'urbanistica del comune di Prato e da quello alla cultura, per «toccare con mano» cosa è stato trovato e cosa è necessario fare per continuare a scavare. Non solo: da risolvere c'è anche il problema della falda idrica, che minaccia la sopravvivenza della cittadella etrusca. Insomma, servono fondi. Fino ad oggi la spesa è stata di 250 milioni e un ettaro di "lavoro" costa mezzo miliardo. Se contiamo il fatto che gli ettari da "scoprire" sono almeno cinque e che il parco archeologico dovrebbe richiedere circa un miliardo di spesa i conti sono presto fatti. Naturalmente non sono stati ancora considerati i costi di manutenzione successivi. Così, se la Regione per quest'anno può soltanto "offrire" fondi dell'Unione Europea, per il prossimo anno promette interventi più consistenti.
Poi la curiosità prende il sopravvento e il gruppo degli archeologi mostra i reperti scelti dalle 80 cassette di materiali raccolti e catalogati: perle di vetro, preziose fibule ancora integre, un frammento di lingotto bronzeo pre-monetale, una borchia decorativa e coppe che indicano un tenore di vita piuttosto alto.

Le radici etrusche del tessile
Dall'analisi dei reperti si è giunti a ipotizzare che quella appena ritrovata è una città di filatori e di tessitori. Proprio come oggi è Prato. Ecco uno dei particolari, sotto forma di piccoli accessori e scarti di lavorazione riportati alla luce negli scavi, della vita nella città etrusca di Gonfienti.
Molti sono gli aspetti che legano la città etrusca e l'attuale città di Prato, aspetti che rivelano una palese continuità fra i due centri abitati. Sappiamo che Prato è conosciuta  per l'industria tessile e per il commercio dei tessuti ed ecco che dagli scavi emergono reperti attestanti l'esistenza di un'attività di tessitura e, viste le dimensioni e la ricchezza della città, di commercio di stoffe e simili.
     Vi sono poi altri aspetti che legano le due città, come ad esempio le attività artigianali delle ceramiche e della lavorazione del rame, ma l'aspetto più sorprendente è il sistema di convogliamento delle acque con cui entrambe le città davano acqua alle attività agricole e artigiane. Quello che sembrava essere un sistema idraulico rivoluzionario già per il medioevo (sono di quell'epoca i primi documenti attestanti l'esistenza di tale sistema), si è rivelato essere in realtà un'eredità degli avi etruschi dei pratesi.

Grandi edifici e una strada larga dieci metri
I complessi strutturali finora recuperati sono due e di dimensioni notevoli, formati da muri a piccoli blocchi irregolari o a lastre; gli edifici erano nella maggior parte abitazioni come confermano i ritrovamenti di ceramica da mensa, realizzati in argilla. La stratificazione ribadisce una lunga vita di questa città. I ritrovamenti contano una strada larga dieci metri e una serie di complessi abitativi, con tanto di canaletti di scolo delle acque, ma i diversi reperti sono stati recuperati in una fossa di scarico, fra cui si sono trovati oggetti di ceramica "mal cotta", scarti di una lavorazione di fornace che doveva essere dislocata non lontano da Gonfienti. Tra i ritrovamenti anche un denario d'argento di Antonino Pio e un sesterzio, segnali di "passaggio" di età romana. L'insediamento indica tuttavia un periodo di intensa "abitazione" tra la fine del VI ed il V secolo e poi l'abbandono.

La pazienza di aspettare
Si tratta di aspettare al massimo un mese. A metà novembre si conosceranno i risultati dell'indagine georadar e una prima mappa dell'estensione della città etrusca sarà disponibile. Solo allora la giunta comunale sarà davvero chiamata a decidere su Gonfienti, trovando il modo di far convivere le prospettive economiche della città, ovvero la funzionalità del suo Interporto, e la sua storia più antica, quell'insediamento che lo stesso soprintendente Angelo Bottini ha definito "un'acquisizione scientifica di grandissimo rilievo". Una mediazione tra passato e futuro che rappresenta una sfida e uno stimolo, come sia il sindaco che gli assessori hanno più volte ribadito.
I reperti ritrovati nei pressi della gora del Ciliegio già oggi suggeriscono l'opportunità di spostare due capannoni dell'Interporto. La domanda chiave è semplice: la dislocazione e l'estensione dell'insediamento etrusco renderanno necessarie altre modifiche del complesso? Se la cittadella etrusca non rientrasse ulteriormente nei confini dell'Interporto, la società che lo gestisce potrebbe anche rinunciare a quei capannoni. In caso contrario ci sarebbero comunque margini di manovra: il progetto dell'Interporto prevede molti spazi destinati a verde, anche distanti dall'insediamento etrusco, che potrebbero consentire variazioni abbastanza "indolori" del progetto.
L'area destinata all'Interporto è di circa 80 ettari, per metà già "svincolati", cioè non interessanti dal punto di vista archeologico. Dieci sono gli ettari parzialmente esplorati e in due di questi sono stati trovati i resti dell'antica città etrusca. Gli altri 30 ettari devono ancora essere sondati, ma per un terzo di questi la presenza di reperti sembra da escludere. In base ai ritrovamenti fatti, la parte a nord della gora del Ciliegio sembra non interessata dall'insediamento, che invece potrebbe estendersi in direzione sud, quindi verso Campi.
Per saperne di più si tratta così di aspettare poche settimane. In giunta sul futuro di Gonfienti si è già aperto un dibattito. Su un punto sono tutti d'accordo: si tratta di un grande ritrovamento, ma deve essere valorizzato e per questo servono quattrini, che il Comune non ha. Ecco perché la visita di ieri pomeriggio dell'assessore regionale alla cultura è stata importante: la Regione può aiutare Prato nell'accedere ai preziosi finanziamenti europei. E' una bella sfida per Prato e per il Comune riuscire a conciliare passato e futuro a Gonfienti ed è uno stimolo in più nello sperimentare soluzioni nuove».

Sorprese anche a Carmignano
Gli scavi non smettono di sorprendere. C'è anche il "rischio" di scoprire - a Carmignano, in provincia di Prato - un'antica cittadella etrusca di 2400 anni fa. I primi reperti furono trovati all'inizio degli anni 90 con la campagna avviata dall'allora sovrintendente Nicosia. Ma è con i più recenti scavi - dall'anno scorso - condotti dalla dottoressa Maria Chiara Bettini che si sono fatti i ritrovamenti più importanti: la datazione non è ancora sicura, ma la cerchia di mura affiorata per un ettaro in località Pietramarina fa pensare al V secolo a.C.
Già anni addietro una porzione di mura era stata trovata (seguendo documentazioni scritte e voci tramandate oralmente su una antica fortezza), ma ora ne è affiorata un'altra parte. Sono state trovate anche suppellettili, all'interno della cerchia, ma la bellezza vera sta nell'architettura. Le mura, costruite a secco, hanno uno spessore di circa tre metri, e la pezzatura delle pietre è piccola. Tutti elementi che riportano indietro nei secoli. E rendono gli etruschi molto, molto più vicini.

A conclusione di quanto sinora esposto di può tranquillamente affermare che di materiale per gli archeologi, e in futuro per i turisti, ce n'è e ce ne sarà in abbondanza. Per adesso però tutto tornerà sotto terra per essere protetto dalla falda idrica superficiale che riemerge ogni anno in inverno, per la quale si stanno già cercando soluzioni idonee. Gli scavi riprenderanno a maggio o giù di lì sulla base dell'indagine al georadar di tutta la zona e con, si spera, i finanziamenti comunitari e statali sufficienti per portare avanti il lavoro.

Nuovi scavi e nuovi finanziamenti
Gli scavi sono ripresi ad agosto 2001, su un area vastissima, grande come vari campi di calcio. Si ha però la certezza, grazie al georadar, che l'area di interesse archeologico è molto più vasta dell'attuale area di scavo, la quale sarà quindi prossimamente estesa ancor di più rispetto ad oggi, senza però interferire con l'Interporto, che verrà spostato, per la parte interessata, verso Campi Bisenzio. Si pensa già alla realizzazione di un parco archeologico, nell'area degli scavi, (con nuova viabilità, parcheggi e pista ciclabile) e di un museo archeologico, magari nei locali restaurati del Palazzo Pretorio.
Finalmente, oltre alle tante buone notizie, arrivano anche i primi finanziamenti: un miliardo e mezzo di lire dalla Sovrintendenza e tre miliardi e mezzo dal progetto europeo Docup, per un totale di 5 miliardi.

Parola di assessore
L'assessore alla cultura del Comune di Prato Vannucchi: "Quel che emerge dagli scavi, fra l'altro, è che culturalmente e storicamente noi pratesi siamo più antichi di Firenze. Ecco, con l'occasione io voglio ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini sin dall'inizio, in questa scoperta".
Cresce ancora l'area di scavo
Gli scavi di Gonfienti s'allargano e della città etrusca spunta ora il «quartiere bene». Almeno nove ettari, l'estensione stimata del sito archeologico riaffiorato. La città di giorno in giorno svela nuovi e preziosi spunti per comprendere la civiltà etrusca.
Non solo mura e mattoni, che pure, sotto il profilo storico e scientifico, vogliono dire molto. A Gonfienti la storia parla davvero e
testimonia, per una punta di soddisfazione da parte dell'assessore alla cultura Giuseppe Vannucchi, una sorta di indipendenza della Prato etrusca da Firenze: una pianta urbanistica orientata di 30º rispetto al nord astronomico, e ripresa dalla successiva centuriazione romana, sottolinea le differenze da Firenze.
Dal terreno sono saltati fuori oggetti della vita quotidiana, interi tetti crollati ma ancora in grado di rivelare, anche attraverso un
restauro sommario, decorazioni di rara bellezza mostrate ieri, durante un sopralluogo, al sindaco Fabrizio Mattei e agli assessori Vannucchi e Pratesi. Più rare che a Marzabotto - la città dell'Appennino più legata a quella pratese - le decorazioni dei coppi del tetto di una abitazione di alto livello: volti femminili, ma rinvenuti in insediamenti etruschi del IV-V secolo avanti Cristo. E sotto i coppi, anche le tegole erano decorati: uno zig zag, già visto proprio a Marzabotto, bianco, rosso e nero. Segno che a Prato - non a caso città mercantile anche 2.600 anni fa - si viveva bene. Commercio e soldi. «Di questo, abbiamo la certezza - rivela l'archeologa Gabriella Poggesi - Lo dimostrano gli stessi ritrovamenti di merci importate». Prodotti greci e di altre zone dell'Etruria.
Una caratteristica che rende unica la Prato di allora è il fatto che fosse, a differenza di quelle a sud dell'Arno o della stessa
Marzabotto, una città di pianura. «Non c'è da aspettarsi le tracce di possenti mura, che non avrebbero avuto senso», continua l'archeologa. Ma c'è anche un vantaggio. A Gonfienti, per la prima volta, gli archeologi si trovano di fronte a una città etrusca progettata prima di nascere, sviluppatasi non sull'esistente ma secondo un preciso piano urbanistico. Tutti segni che, fra il VI e il V secolo, erano tempi di pace, c'era un potere «politico» con una certa autorevolezza «democratica» - tale da progettare un'intera città, agli sbocchi delle principali vie di comunicazione - e gli scambi commerciali fiorivano. Un esempio del passato lontano che solo in epoche recenti e recentissime, il Rinascimento e la seconda metà del XX secolo, l'Italia ha riscoperto. Prima di costruire case e magazzini, gli Etruschi avevano bonificato la zona, sistemato le strade.

I commenti del Sindaco, del Presidente dell'Interporto e dell'Ispettrice degli scavi
«La scelta prioritaria è quella di piena valorizzazione delle testimoniaze trovate», il sindaco Fabrizio Mattei guarda gli scavi e
aggiunge: «Dovremo ripensare assieme all'Interporto, dovremo tenere conto di questa straordinaria novità. Pieno appoggio al lavoro della Soprintendenza e impegno nel sollecitare la Regione per reperire i finanziamenti». L'Interporto in quel territorio non potrà più crescere e svilupparsi.
«Dovranno essere reperite altrove altre aree», commenta il presidente dell'Interporto Roberto Melani che due gioni fa ha portato la sua testimoniaza al convegno organizzato a Roma dal ministero dei Beni culturali. Il convegno: «Archeologia: rischio o valore aggiunto?» ha messo in evidenza i problemi di contrasto fra le esigenze del nuovo e la salvaguardia del passato. L'Interporto continua il proprio impegno a fianco della Soprintendenza, ha già speso 500 milioni anche per il consolidamento dei precedenti ritrovamenti. «Chiederemo la defiscalizzazione della spese alla Ragioneria di Stato - sottolinea Melani - Reperire nuove aree è importante, ma sarebbe altrettanto importante verificare prima quello che c'è su quel territorio altrimenti si perdono risorse e energie».
«Non è un caso - comenta Gabriella Poggesi, archeologo della direzione scientifica della Soprintendenza ai beni archeologici della Toscana - che anche oggi sia scelto questo luogo per creare un punto d'arrivo da varie strade, perchè c'era un'importante via commerciale, strategica nei confronti dei territori confinanti».


Reperti etruschi in piazza Duomo
Anche tracce romane dagli scavi nell'atrio del palazzo vescovile
Il grande momento dell'archeologia: villaggio villanoviano affiora a Gonfienti

di Fabio Barni - Il Tirreno 2 dic. 2001

PRATO. Città e provincia ritrovano il tempo perduto, origini più lontane del previsto. E i tempi, quelli d'oggi, sono ricchi di sorprese: restauri che portano alla luce inaspettati resti etruschi, scavi industriali che vedono riemergere antichi villaggi. Dal passato, saltano fuori una fattoria etrusca appena sotto il Duomo, un villaggio villanoviano a La Querce, ossa longobarde a Vernio.
Etruschi e romani in centro Frammenti etruschi, resti romani e un deposito di brocche e boccali scartate, in epoche successive, da una fornace. Siamo nel cuore della città, nella sua parte più antica: sotto le stanze del vescovo. Gli scavi nell'atrio del palazzo vescovile hanno permesso di portare alla luce tracce inequivocabili della presenza degli etruschi e dei romani. I pezzi recuperati, ora al vaglio degli archeologi, saranno presto consegnati al museo, compresi i calchi di radici di viti coltivate e, si mormora, uno specchio in bronzo del V, IV secolo avanti Cristo. Le ipotesi vanno va dalla presenza di un villaggio etrusco, più piccolo della città di Gonfienti, in riva al fiume - e proprio Bisenzio poteva esserne il nome - alla fattoria, fino al semplice terreno coltivato. Certa è la presenza dell'uomo.
Ancora più indietro Guardato a vista dai metronotte, ma anche da diversi curiosi, un altro angolo, bello grosso, di parco archeologico sta crescendo ai confini con Campi Bisenzio e Calenzano. La Querce, a due passi dalla città di Gonfienti, il ritrovamento appare interessante: non sarebbe il proseguimento della città etrusca ma un preesistente villaggio villanoviano. Si lavora in ogni caso in segreto e trapela poco. Dal terreno sarebbero però saltati fuori un focolare, diversi ripiani in pietrisco, i resti di capanne. La datazione e le origini sono ancora incerte: ci penseranno gli esperti. Le prime sensazioni sono quelle di un altro salto all'indietro, intorno agli 800, 1000 anni prima della nascita di Cristo. Non sono emerse mura e perimetri regolari come quelli della vicina antica città, ma una disposizione di pietre che lascerebbe pochi equivoci sul fatto che sia stata una civiltà già abbastanza complessa a metterle una sull'altra.
I longobardi in vallata Mentre si avvicina il restauro della Rocca Cerbaia, si torna a parlare di quella di Monte Acuto, sempre in comune di Cantagallo. L'idea è di realizzare un percorso fra quel che resta - a partire da Vernio - delle rocche medievali. Anche a nord della città, si torna indietro nei secoli. Resti di sepolture longobarde ritenute assai interessanti sono state trovate nel cuore del comune valbisentino più a nord, al punto che il feudo di Vernio potrebbe spostare ancora più indietro le sue origini.
Le origini del Duomo Archeologia medievale, nel caso della Vallata, che va a ricollegarsi con i ritrovamenti longobardi dello stessa cattedrale di Prato, compresa la sepoltura più antica della città, datata intorno al VII secolo dopo Cristo. La scoperta è dello scorso anno. I resti furono scambiati, in un primo momento, per quelli di una bambina. In realtà, considerando anche la statura media assai inferiore rispetto a quella attuale, si tratterebbe di una donna di una cinquantina d'anno, piuttosto anziana per l'epoca. È ormai certo, in ogni caso, che la pieve di Santo Stefano, in seguito cattedrale pratese, sia sorta prima di quella di San Giusto, datata intorno al 700. Documenti scritti non ce ne sono, ma è un fatto che la città si sia poi sviluppata intorno a questa e che la zona, dalla quale partivano i campi coltivati sul Bisenzio, fosse abitata fin dal V secolo a.C.
I granai del Datini Un salto a tempi più recenti, per arrivare alla biblioteca Roncioniana di piazza San Francesco e al vicino palazzo Datini. Ben conservato, dall'apertura di una botola del pavimento della biblioteca, restaurata di recente, è riemerso un granaio quattrocentesco, dalla forma di ogiva, con riconfiamenti ai lati: un bottiglione a punta, profondo cinque metri e largo quattro. Poteva appartenere al Ceppo Datini, come i due depositi riemersi, appunto, in Palazzo Datini.


Camars e la tomba di Porsenna 

A Gonfienti ci si trova di fronte ad una città progettata prima di nascere, sviluppata secondo un preciso piano urbanistico. Tutti segni che, fra il VI e il V secolo (erano tempi di pace) c’era un potere politico con un’autorevolezza tale da progettare un’intera città allo sbocco delle principali vie di comunicazione; e gli scambi commerciali fiorivano.
Ciò che è venuto alla luce rivoluziona quanto si sapeva sulle origini della città di Prato.
Gli studi sull’antichità dell’area pratese si erano fermati all’acquisita presenza di abitati nel Monferrato certamente intorno all’anno 1000 a.C.; poi si passava direttamente alla colonizzazione romana nel II secolo a.C. e per parlare di una città bisognava aspettare addirittura il Medioevo; in mezzo, un vuoto di otto secoli e l’isolata presenza di alcuni centri etruschi nel Montalbano.
Esiste, dunque, una evidente relazione tra gli Etruschi e la Val di Bisenzio, tanto da presupporre che l’area pratese sia una delle zone archeologicamente più interessanti, ancora da scoprire, e sede della grande città-stato di Camars-Clusium.
Il prof. Centauro ritiene che gli scavi dovrebbero estendersi su altri 25-30 ettari nell’area interessata: si troverebbe qui, addirittura, la leggendaria tomba del re Porsenna, sepolto con un cocchio d’oro trainato da cavalli d’oro. Se non si interverrà quanto prima però, spiega lo studioso, le tracce archeologiche rischiano di sparire, e l’antica Camars, se di lei si tratta, potrebbe rimanere sepolta per sempre.
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