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Arte e Turismo
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Le torri di Prato
 Nelle strade più antiche del centro storico di Prato non è difficile notare alcuni edifici dai prospetti decisamente verticali: rivestiti d'intonaco oppure con le muraglie sempre a faccia vista, si distinguono subito per un certo piglio arcigno e ardito. Sono le torri delle antiche consorterie magnatizie, dei casati che ebbero parte rilevante nella vita della repubblica cittadina pratese, soprattutto tra la fine del XII secolo e la metà del Duecento.
Prato, che secoli dopo sarebbe divenuta la città dalle cento ciminiere (oggi delle cento rotonde), era nel Duecento la città dalle sessanta torri: davvero molte se si pensa alle poche migliaia di abitanti e all'esiguo spazio cintato dalla seconda cerchia di mura, dove tutte le torri magnatizie si raccoglievano insieme a quelle dei palazzi pubblici e del Castello dell'Imperatore.
Molte quindi erano le torri, ma soggette anche a frequenti demolizioni o almeno "scapitozzature", cioè drastici tagli dell'alzato: nelle alterne vicende delle lotte fra le consorterie pratesi, guelfe o ghibelline, bianche o nere, le torri e le case dei vinti esiliati venivano infatti sottoposte a parziale rovina. Lo spirito di fazione prevaleva sugli interessi economici ed il Comune, in mano ai vincitori, vendeva sì le proprietà degli esuli, ma dopo avervi impresso con enfasi il segno della loro sconfitta. Poi magari le parti si invertivano ed il "guasto" (questo era il termine ufficiale) toccava ad altre costruzioni. Gli Ammannati, i Belchiari, Bolsinghi, Castellani, Dagomari, Levadini, Mazzamuti, Saccagnini, Scrigni, Ugorlandi ed altre potenti famiglie pratesi ebbero uno o più edifici turriti che conobbero assedi e fatti d'armi. Alcune torri venivano talvolta requisite dal Comune per l'avvistamento e la difesa cittadina in casi d'emergenza bellica; così quella particolare formidabile dei Guilliccioni, posta presso Piazza San Francesco.
Nei periodi di governo popolare, quando erano al potere le classi artigiane che a Prato si affermarono assai per tempo (già intorno alla metà del '200) questi fortilizi privati persero importanza; ma tornarono certo ad averne, in un contesto politico-sociale assai diverso, allorché circa il 1340 la signoria della città fu contesa fra le consorterie dei Rinaldeschi e dei Guazzalotti, vincitori quest'ultimi.
In tempi più tranquilli, inoltrandosi il '400, le torri furono trasformate in placide altane aperte sul panorama, oppure in colombaie. Nel '500 quelle superstiti erano già considerate nobili testimonianze storiche e motivo di civica fierezza.
Se pure ridotte alla metà e persino ad un terzo dell'elevazione originaria, alcune torri sono comunque giunte sino a noi, particolarmente concentrate in Corso Mazzoni, Via Pugliesi e Via Garibaldi; in quest'ultima strada, presso l'arco del vicolo Buonconti, ne sorgono due gemelle che più delle altre si sono mantenute in altezza, dando un idea di quale fosse in antico l'imponenza di simili edifici e la loro incidenza nel centro cittadino.
Sorte in un periodo che va dalla fine del XII secolo a tutto il '200, le torri superstiti sono spesso costruite in filaretto di pietra alberese della Calvana dal caldo color bianco-avorio, ma talvolta anche in rosso laterizio. In qualche caso una torre in pietra ed una a mattoni sono strettamente unite con forte effetto coloristico, in piena aderenza al vivace gusto cromativo ce improntò tutta l'architettura medievale pratese.
Le loro nitide volumetrie sono sobriamente animate da rade finestre e strette porticciole arcuate dai caratteri romanici ma anche goticheggianti, da feritorie, mensole e buche pontaie per l'appoggio di ponti mobili in legno. Le così dette case-torri (che servivano stabilmente come abitazione e fondaco, sempre però atte alla difesa) hanno più ampia base quadrata o rettangolare e mostrano portici e finestre di maggior luce: così nel nucleo originario di Palazzo Pretorio, che fu appunto una casa-torre in laterizio. Qui, in una elegante finestra bifora e in altre zone delle facciate minori, vediamo pure decorazioni in laterizio stampato; in un moncone assai trasformato di torre, al numero 5 di Via Garibaldi, troviamo invece resti di paramento murario ornato a fasce alterne bicrome di alberese e marmo verde di Prato.
(testo tratto dal depliant della mostra fotografica "Città murata" -1982)
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